Da quando il Picci ha iniziato a dire questa parola, insieme a mais, ananas e pop corn, il picnic è diventata una delle mie parole preferite.
Mi ero ripromessa di fargli fare un picnic vero con il papà e qualche amichetto per approfittare della Primavera, ma finora non siamo riusciti ad organizzare niente.
Allora lo abbiamo fatto da soli.
Qualche giorno fa avevamo mangiato al parco, ma non era un vero picnic perché avevamo comprato tutto in una tavola calda e ce lo eravamo fatto impacchettare. Per fare un vero picnic, bisognava fare i fagotti e preparare qualcosa da casa. Impacchettare, spacchettare, raccogliere e poi lavare.
Con tutti i buoni propositi, mancava una cosa: qualcuno capace di cucinare.
Allora sono passata al piano B: picnic merenda al parco.
Questa è una ricetta per impediti in cucina come me: fragole nel cioccolato fuso e polvere di cocco.
E' sufficiente far sciogliere il cioccolato a bagnomaria e inzupparci velocemente la fragola, per poi rosolarla nella polvere di cocco.
Non potevano mancare gli ombrellini di carta, l'ultima passione del Picci.
Solo a guardare il piatto mi viene allegria: i colori sgargianti, il profumo delle fragole, il sapore del cioccolato e quel tocco in più del cocco!
Ho caricato il Picci sulla bicicletta, le fragole, i biscotti, la coperta, barattoli e piattini e sono partita cantando: "Sarà la Primavera!"
Pedalare con il mio co-pilota preferito è bellissimo. Io canto e lui ha il compito di suonare il campanello alle macchine che incrociamo: prende l'incarico con una serietà, un'attenzione tale che pare davvero debba co-pilotare un Jumbo in volo intorno al mondo.
Di solito cantiamo "Little bird", una canzone che ho scoperto da un mesetto su fb e che non ci ha più lasciato. Il Picci chiede in continuazione di vedere il video su youtube ed è un peccato che lui non abbia mai voluto indossare le ali con le piume che gli avevo cucito tempo fa. Gli uccellini sono diventati per lui "Bu-ber", come "little bird".
Nel nostro "pinnichicci", oltre alle fragole, era previsto il bicchiere preferito del Picci (ovviamente giallo), succo di mirtillo e biscotti.
L'attrazione principale comunque rimanevano gli ombrellini.
E fin qui, tutto bene. Il Picnic perfetto. Pochi ma buoni. Poco ma buono.
E' stato mentre un sorriso compiaciuto mi beatificava il viso che è successo il fattaccio: il pregiudicato è rimasto affascinato da una goccia di mirtillo caduta sui suoi pantaloni e si è lanciato. Ha preso la bottiglia e si è rovesciato il mirtillo sulle gambe fino all'ultima goccia. Ad essere precisi: la polpa di mirtillo.
Ora, la polpa del mirtillo non è propriamente acqua. Ha una consistenza pastosa e crea macchie indelebili, oltre ad essere bagnato. La faccia di mio figlio dopo l'accaduto era questa:
Mentre io ero immobile, pensando a come risolvere la situazione, lui se la rideva alla grande.
Non so cosa avrebbe fatto una buona madre in un'occasione del genere, ma tanto lo so che le mie lacune di genitrice sono in queste cose. Ho fatto la faccia brutta, quella arrabbiata, gli ho detto cose del tipo: ma ti sei reso conto di quello che hai fatto? E una vocina interiore mi diceva: eccome...lo ha fatto di proposito!
E ora che dobbiamo fare secondo te?
Non puoi più andare sullo scivolo, sei tutto bagnato e dobbiamo andare di corsa a casa se no ti viene la febbre.
Non sei bravo quando fai queste cose, proprio no. Mamma adesso è arrabbiata.
E dentro di me...cogliona, coglionata e felice...mi veniva da morire dal ridere!
Perché la faccia da ladro di mio figlio cercava di mantenere un'espressione mortificata e consapevole. Quasi dispiaciuta. Quasi come se fosse stato un incidente. Quasi come se non avessi visto il ghigno trattenuto sulla sua faccia.
Il problema è che io non so arrabbiarmi per queste cose. E' più forte di me. Ho cercato di dirgli le cose che ritenevo giuste, un pò ero delusa per la fine del nostro "pinnichicchi", ma pensavo cose sceme che mi riempiono la testa nei casi in cui un altro genitore darebbe una buona e giusta lezione. Pensavo alla scena surreale, a me vista dall'esterno: la copertina stesa sul prato (l'unico punto in cui c'era fango, ma quando me ne sono accorta avevo già allestito il picchinicchi), il piattino e il bicchierino bello, le fragole con il cocco, gli ombrellini di carta, il succo di mirtillo...tutto ben sistemato nel picnic perfetto. Perfetto. Convinta, eh! In realtà, il nostro sembrava il picnic degli zingari. Via i pantaloni: stesi al sole. Via le scarpe, una blu e una viola. Via il calzino bagnato: pure lui steso sul cespuglio, come ho visto fare in India. Intanto le signorette di zona passavano con rossetti rossi e bottoni d'oro alle orecchie, bambine con i boccoli e bambini con le scarpe di Alviero Martini. In questa zona è così per quasi tutti i bimbi, tranne il mio ovviamente. Mio figlio era in mutande, un calzino si e uno no, con la faccia spalmata di mirtillo. Le signorette che passavano lo trapassavano con lo sguardo, come se fosse invisibile, quasi a non volermi mettere in imbarazzo, e si vedeva che si chiedevano: ma è stupida? perchè non lo pulisce invece di fotografarlo?
"E' che a me mio figlio piace pure così. Senza le scarpe di Alviero Martini e con il muso zozzo. E poi abbiamo i panni stesi al sole, signora mia, per questo è in mutande. E un mucchio di fazzoletti rosso sangue da raccattare sul prato prima che il vento se li porti via. E la coperta macchiata che cola da tutte le parti. E questo musetto bello che si fa di quelle risate che io proprio me lo terrei così per tutta la vita. Certo che se incarti i tuoi bimbi come caramelle, se li richiami ad ogni passo, se non li fai buttare nel fango, gli togli la possibilità di questa faccia impastata di vita. Quella che ti imbarazza. Non sai che vi perdete. Quante risate da incorniciare. Da incollarsi al cuore. Quanto potere hanno i bambini di colorarti la vita...se solo glielo permetti.
Pensavo queste cose mentre fuori, con mio figlio, ero così:
"Picci, ora non vai da nessuna parte tutto nudo. Stai seduto e pensa a quello che hai fatto. Niente scivolo. Aspettiamo che si asciughino i pantaloni e andiamo a casa".
Credevo potesse essere una buona e giusta punizione: avere i giochi qualche metro più in là e non poterci andare. Forse avrebbe ringhiato. Oppure urlato con la faccia tutta rossa e le mani alte verso il cielo come un santo. Invece no.
Fa la sua fughetta e, appena viene richiamato, torna agli ordini.
Si siede accanto a me e io proprio non capisco. E' stato Sbubbu, qualche ora più tardi, ad illuminarmi: gli ho detto che mi sono sfilata le calze bianche da suoretta, gliele ho messe e tirate su fino all'inguine perché, in realtà, di tornare a casa proprio non ci pensavo. Io sono una gatta che cade in piedi e il mio picchinicchi non sarebbe finito in rovina per una sciocchezza. Sbubbu è rimasto in silenzio, nel buio della camera da letto, all'una di notte, e io pensavo che si fosse addormentato mentre parlavo e già mi rodeva. Poi è scoppiato a ridere con le lacrime, al buio, con quella risata che ti spezza il respiro ma non riesci a frenare. Ha detto: "Non ha nemmeno tre anni e lo hai già fatto vergognare!"
E io: perchè?
" Stava carino. Sembrava Cleidy, come si chiama... quel ballerino della televisione. Ma tu dici che si vergognava? Che per questo è rimasto seduto in braccio a me per un'ora a guardare il trattore che passava ogni venti minuti? Ah! Mò ho capito...ecco perché.."
Di questo picnic conserverò tante emozioni. Se non fosse accaduto quello che è accaduto, ieri alle due di notte io e Sbubbu non saremmo stati a rotolarci nel letto con i crampi allo stomaco dalle risate. Se avessimo fatto un picnic perfetto, forse non avrei avuto niente da raccontare un giorno a mio figlio.
Perché a noi il picnic piace così: quello degli zingari, con i bimbi zozzi ma felici.