Menu Orizzontale Debbie e le piccole cose: aprile 2011

sabato 30 aprile 2011

Io come mamma

 Questo post partecipa al giveaway di MammaMoglieDonna, 




 Aderisco raccontando come sono diventata mamma perché il resto lo sapete...

Ti pensavo prima ancora che venissi al mondo. Prima ancora di concepirti. Se mi guardo indietro, tra gli attimi della mia vita-senza-te, prima-di-te, ho ricordi incantati di quel sogno: in India, dopo un giro della morte sulle montagne tra Mysore e Coimbatore, dove per la prima volta ho pensato che fosse arrivato il momento di metterti al mondo, che la vita non fosse eterna, che non volevo spezzare il cordone dell'umanità senza donare alla vita un figlio.


Che questo giro di giostra, come direbbe Terzani, non avrebbe avuto senso senza di te.
Dopo un anno eri già dentro, nel caldo dell'utero, in quel cuore di donna che custodisce l'umanità. Eri lì, ed io non lo sapevo. Eri lì, ed io non capivo perché le lacrime fossero di colpo così salate, così piccanti, così dolci.
Ho disegnato un aquilone sullo specchio del bagno una sera di Marzo: è così che ho detto a papà Sbubbu che sarebbe diventato padre. Che c'era un Pinolino tra noi, a spiare dal buco del piercing le nostre reazioni. Abbiamo pianto stretti stretti. Finalmente lo liberavi dal peso della figliolanza. Finalmente mi inebriavi della grazia della fertilità: sentivo di portare in grembo il mondo intero, di essere Madre natura in persona. Entravo nelle stanze come un 'ape regina, prima la pancia, enorme, a punta, e poi io. A sei mesi ero a letto con le contrazioni e ci sarei stata fino alla tua nascita: 4,360kg di bambino a 37settimane, tirato fuori per non farmi esplodere.

Cosa ricordo di quella notte? L'estasi.


Il primo sguardo che hai rivolto a tuo padre nella culla termica.


La voce di un'ostetrica: "Questo bambino è un poeta". Guardavi fuori dalla finestra con occhi intensi che sembrava cercassi di vedere le stelle ed è stato allora che ho capito che mi eri uscito proprio dall'anima. Che tu, solo tu, sapevi davvero cosa ci fosse dentro di me perché era da lì che venivi e lo avresti custodito come un tesoro.
Così sono diventata mamma.
Così siamo morti come figli.

Al mio poeta cuor di Leone...

venerdì 29 aprile 2011

Wooden dolls: Mayuko-san in kimono.

Il nome non è casuale. Mi ricorda una ragazza gioapponese con cui ho lavorato anni fa in aereo che mi colpì per la sua delicata bellezza. So che tra le lettrici di questo blog ci sono mie ex colleghe di volo: ve la ricordate?


Anche qui ho cercato di aggiungere meno dettagli possibili, ma il kimono dovevo proprio farlo!


Avrei voluto aggiungere le braccia, i sandali, lo spillone nei capelli...ma poi sarebbe diventato un giocattolo per me e non per il Picci. Con Mayuko-san aggiungiamo un altro membro alla nostra nuova famiglia allargata.

 
Speriamo che papà Sbubburubeo non si innamori di Mayuko-san...perché c'è un bell'arabo in arrivo!

Appena possibile inserirò un tutorial e vi stupirete della facilità con cui si realizzano questi personaggi;)

Buon fine settimana!

giovedì 28 aprile 2011

Wooden dolls: Enkai e Madre Natura.

Non so se gli piacciano o meno i giocattoli che realizzo per lui, ma quando glieli porgo li bacia. Così, dopo aver creato la Famiglia Sbubburubeo, ho aggiunto un personaggio alla serie "wooden dolls", le bambole di legno: il piccolo Enkai. Il nome deriva dal co-protagonista di una storia per bambini che scrissi anni fa per un'amica. e un omaggio alla meravigliosa gente d'Africa.


L'ho ricoperto di semplice corda per evocare ll'artigianato africano, in cui i materiali utilizzati sono sempre naturali, e per fornire al Picci una sensazione tattile diversa dalla lana. I ricci sono nodini di lana, attaccati uno per uno.

In aggiunta al piccolo Enkai, un personaggio che ci ricordi sempre il nostro amore per la Terra: Madre Natura.


E' rivestita interamente in feltro, corpo e testa.

Ma non finisce qui...

To be continued;)

mercoledì 27 aprile 2011

Liberi di giocare: personaggi di legno e riflessioni sul gioco.

E' da un pò di tempo che rifletto sull'argomento giochi. Mio figlio, come tutti i bambini di oggi, ha accumulato montagne di giocattoli in soli diciassette mesi di vita. Ma lui con cosa gioca?

Palline. Quelle si, guai a toccarle.
Libretti.
Incastri.
Contenitori di plastica in cucina.
Accendi e spegni la luce.
Lo specchio.
"Cuccù? Settete!" con le mani.
Le cinghie del seggiolone.
I pomelli della lavatrice.
Il biadesivo che gli attacco sulle mattonelle della cucina.
Infila e sfila matite in un contenitore di legno.
Il rubinetto del bidet.
Batti, batti, batti i panni come mamma.
 Esplorazione...

E' ovvio che a lui dei giocattoli tecnologici non frega assolutamente niente.
Mio figlio è assolutamente un bambino che si adatta al metodo Steineriano e credo che i giocattoli Waldorf siano davvero i migliori. Ho provato a mettergli davanti incastri sia in palstica che in legno, e lui ha scelto di giocare con i secondi. A quel punto ho fatto fuori i primi. Ho notato inoltre che non era in grado di concentrarsi con il tappeto pieno zeppo di giochi, passava da un oggetto all'altro ma era continuamente distratto dal resto. Eliminando la cesta dei giochi, mi sono resa conto che con poche cose riusciva a concentrarsi meglio. Un giorno in spiaggia mi sono accorta che con cinque sassolini e due conchiglie mio figlio era in grado di giocare da solo per un'eternità. Nei suoi primi mesi di vita ho invaso il suo spazio, seppur non volendolo. Parlando troppo, proponendogli troppe cose tutte insieme, intervenendo frequentemente, anche quando non era necessario. Ho fatto un passo indietro. Ho lasciato che giocasse da solo, anche se spesso richiede ancora la mia attenzione. E' ovvio che l'adulto tenda a guidare l'attività nel giocare con il bambino, anche senza accorgersene. Mi sono accorta però che il Poeta è capace di usare la fantasia. Di giocare con poco: nessun gioco Chicco lo ha mai preso tanto quanto infilare pezzetti di legno in una casetta degli uccellini. Allora perché mi sembra di fare un torto a mio figlio mettendo via i giochi "finiti"? Quelli che non gli lasciano spazio alla fantasia? Lo sto privando di qualcosa di bello o gli sto aprendo la via alla libertà?

A volte ci vuole fermezza.

Sotto a queste perplessità c'è una sola paura: che si senta un bambino diverso dagli altri. Non omologato. Non integrato. Ma è davvero questo che fa di un essere umano una creatura libera e felice? La risposta è palese.

Insegniamo ai nostri figli a non essere creativi. A non essere se stessi. Come se gli dicessimo di non valere. Non dovremmo invece insegnare loro ad amare le proprie peculiarità? Non dovremmo dirgli che sono speciale per come sono e basta?

La decisione è presa: via il troppo. Via gli oggetti che rendono mio figlio schiavo. E quando un giorno vorrà un Ben ten...lo compreremo. Ma lo vorrà?

Con questi presupposti, ho iniziato a semplificare  la natura dei suoi giochi. Partendo da qui:

wooden dolls

Questi personaggi di legno non hanno niente di speciale. Per un attimo ho avuto la tentazione di disegnare bocca, dar loro un'espressione, aggiungere dettagli, rifinire i vestiti. Non l'ho fatto. Sarebbe stata  un'imposizione da parte dell'adulto che è in me. Rendendo tali figure semplici, al Poeta resta la possibilità di dar loro un'espressione. I materiali inoltre, legno, lana e cotone, lo aiutano  a concentrarsi nell'esplorazione tattile.


Ed ora vediamo cosa succede...

martedì 26 aprile 2011

Debbie e le piccole cose: Pasqua 2011.

Le piccole cose che ho amato in questa Pasqua 2011:

Dolce di papà Sbubbu con coniglio di zucchero di zia Mony Mon.
1) La resurrezione della mia Reflex. Lezione che ho imparato: non smanettare troppo nelle impostazioni senza saper tornare indietro.

2) Il Picci che sente il gorgogliare del caffè sui fornelli e fa "ciao-ciao" verso la finestra, convinto che sia il rumore di un aeroplano.

 3) Un' adorabile canaglia, così somigliante alla zia da far credere a mio fratello che ci abbiano scambiato i figli all'anagrafe.

Parla tanto come me. Si addormenta per terra come me. Beve a "lavandino" come me. E, come me, se una cosa la deve dire la dice e basta: " ma zia, non è questo il libro che volevo!". Difficile parlare a tavola senza il suo consenso. A passeggio: "Dovete camminare così, tutti in fila dietro di me!". Ci ride pure lui... E se pensate di fare una foto con il cavalletto in notturna ad un albero, che so, di fico, mettete in conto che Tarzan potrebbe essere da quelle parti:

"Amore, aspetta,  sta per scattare l'autoscatto, ferm..." .

No way. E' andata.


  Va bene così. E' un galletto ruspante. Un adorabile fischiabotto.

4) La passeggiata tra gli alberi con papà Sbubburubeo in cerca di tesori da fotografare, per ritrovarmi sempre la sua schiena davanti all'obiettivo.


...ma riscoprire anche qualche palpito del cuore in tandem.


Perché noi due non siamo solo mamma e papà.


5) La prima fetta di anguria sgargarozzata da mio figlio: è bello avere un cinghiale e mezzo in casa (il primo è il padre).


6) Seguire una fila di formiche in aperta campagna, ma non abbastanza da accorgermi che da Palombara avevano preso la via del mare ed erano arrivate nel bagno di casa mia.


  ...per fortuna non così grosse:)



7) La casa in campagna dei miei genitori con tutta la famiglia riunita: è bello avere accanto le persone che contano.


E' bello che i bambini si sentano figli di tutti i presenti: se uno di loro cade, non aspetta mamma o papà per essere tirato sù. Allunga le braccia alla prima persona che gli sta accanto che, prontamente, lo consola. Come nelle tribù indigene. Come dovrebbe essere in ogni dove.

8)  La caccia alle uova di borotalco.


Semplici regole: mamme e bambini contro i papà. Chi ne trova di meno perde. E chi pensate abbia perso?




9)Fare esperimenti con il cavalletto in cerca di fantasmi  che ci assomiglino e poi scoprire che...


...con il fuoco non si gioca!

10) Dancing in the rain: assolutamente da provare, almeno una volta nella vita.


11) Trovare gli elfi di mia madre in mezzo al terreno e convincersi che, da qualche parte, deve essercene per forza uno vero.


Perché come dico sempre io a mio nipote :" nel mondo della fantasia certo che esistono!". Ed è proprio lì che mi sento di vivere...


12) Il Picci che esplora le meraviglie del frigorifero della nonna: un sorrisone a sei denti, quattro sopra e due sotto, ed un sacco di scorte da fare.



 13)  Trovare gente che cerca di ostacolare la tua serenità, di mettere guerra dove c'è pace, ma ricordarsi sempre di non lasciare loro il potere di rovinare la vita altrui.

domenica 24 aprile 2011

Pecorella di feltro: Buona Pasqua!

Scrivo questo post mentre il Picci siede al mio fianco sgranocchiando il cartone delle uova, dopo aver provato innumerevoli volte a mordere le carote di stoffa dell'ikea. Appena ha aperto gli occhi, questa mattina ha trovato una pecorella pasquale che belava al suo fianco.


Si è tolto il ciuccio e l'ha baciata appassionatemente.

ennesimo attacco alla Reflex

Che soddisfazione per il cuore di mamma.


Cinque minuti e la povera creatura era nel dimenticatoio. Solo dopo avergli mostrato che faceva "Ahm" pure lei, come la gallina dei suoi sogni, l'ha degnata di qualche attenzione.  La sta mangiando. Povera bestiola. Ed io che pensavo che solo le uova al borotalco  avrebbero avuto una triste sorte nelle mani del Poeta Pazzo...




                                                                     Buona Pasqua a tutti!

sabato 23 aprile 2011

Mio figlio è un selvaggio.

Mio figlio non ama  particolarmente i cavalli.


E nemmeno gli asini, le pecore e i conigli: gli sono indifferenti.





A parte questo, ovviamente...


Gli piacciono le mucche.


 I maiali



Dove forse riconosce le figure genitoriali.


Ma la sua passione sono i galli. E le galline perché quando la mamma porge loro dei fili d'erba fanno "Ahm!" ( è successo una sola volta ma da quel giorno le galline si chiamano "Ahm").


E' indifferente ai gatti...


...e ama i cani. Tanto. Così tanto che spesso mi viene voglia di prenderne uno.


Non un cagnolino da borsetta o una taglia media, proprio un canone vero.
Un pastore tedesco che chiamerei "CJ": Cisky Junior.

Torniamo alla realtà...

Abbiamo passato una mattinata difficile: il Picci convalescente dopo il vaccino, papà Sbubbu chiuso in camera dopo il turno di notte, la mamma chiusa nel recinto di faccende, capricci e nevrosi da ingoiare. ..
Giochi? Pochi. Qualche minuto con la palla, un pò di libretti e tanti incastri di legno. Lavoretti? Nemmeno a parlarne se implica stare seduti sul seggiolone. Però sono riuscita a fargli fare l'uovo di Pasqua per i nonni, prendendo spunto da Madre Creativa, perché la lana tagliuzzata da prendere a schiaffoni sul foglio lo divertiva.

Madre Creativa, senza i tuoi preziosi spunti non avrei trascorso quel nano-secondo di pace. Grazie!
  Il selvaggio è cresciuto tra spiaggia e pineta, campagna e parco...come il suo eroe del momento.

"Era cresciuto nella giungla, libero, e libero voleva restare". Mowgli, Il libro della giungla.

E così sia.
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