Cosa hanno in comune un papà ed un rospo?
1)La stessa pancia?
NI.
2)Lo stesso colore degli occhi?
SI.
3)Il colore dei vestiti?
SI.
4)Entrambi sono sugli argini di un ruscello?
SI.
5)Entrambi hanno quattro dita ai piedi?
EHM...(da verificare).
6)Lo stesso sottomento?
NO.
7)Entrambi sono animali notturni?
SI.
8)Pelosi?
NO.
9)Baciandoli si trasformano in principi?
NONNONNO.
Rappresenta a modo tuo le similitudini tra i due esemplari:
10)Entrambi hanno un Picci-cozza sulle spalle?
SI.
Siamo nella Valle del Treja, a 45km da Roma: mamma, papà Sbubbu ed un Picci dal sorriso sornione.
Seduti ai piedi delle cascatelle di Monte Gelato, con i pori sensoriali dilatati, che ascoltiamo.
Una nenia petulante ed iraconda: l'acqua che canta, che urla, che piange, che muore.
Che si scompone in spruzzi spauriti in balia della corrente.
E, spumeggiante come una sposa di tulle, riprende vita. Torna ad essere placida, a sussurrare nella valle, a sedurre sottovoce come una geisha. A far palpitare Madre Natura.
| Si vede la farfala mimetizzata sul fiore? |
E proprio lì, tra i chiaroscuri di Madre Natura, accompagnato dal mormorio del ruscello, dal canto degli uccelli, avvolto da scialli di farfalle in mimetica, con la sua mamma ed il suo papà, il Picci-cozza fa la pappa sul trono.
Accanto al giardino delle farfalle. E alla forestale che studia i rospi.
Due passi per digerire, una corsetta verso le cascate ("se ti vedesse Nonna!"), una pausa meditabonda del Poeta, un altro giretto dai rospi e poi l'estasi: "Ca! Ca! Acca!"
Mi strappa un sorrisone: ha capito che è acqua quella cosa che scorre e che fa quel rumore ("buuuu") e che spruzza e che torna a scorrere ai suoi piedi. Sono incantata davanti a questo miracolo, innamorata del modo con cui il mio bambino assaporare la vita. Del batticuore che ha in questo momento, come se avesse appena scavato l'Everest.
Siamo pronti per infilarci nella Valle del Treja. Per inseguire il percorso del fiume. Per scalare il nostro Everest: per fortuna però questo è pianeggiante.
Seguiamo il sentiero numero 19, direzione Calcata.
Mamma, Picci e papà rospo.
Su un letto di roccia tufacea, il fiume Treja scorre in silenzio, sottovoce, come se ormai ci conoscesse.
Centinaia di creature invisibili sono al nostro fianco, infilate nei tronchi degli alberi, sui rami, nell'acqua, in mezzo alla radura, ma ne vediamo solo una piccola parte: uccelli, nidi, rospi, api, farfalle.
Gli altri tesori sono nascosti: volpi, donnole, tassi, picchi, gufi, barbagianni e civette. Oltre alla ben nota "fata blu dei boschi"...ma questa è una storia che sappiamo solo io e papà Sbubburubeo. E forse pure il Poeta...
Difficile descrivere la vegetazione per me, che da bambina spacciavo l'erba di prato per lattuga e piangevo perché nessuno la comprava, ma se mi guardo intorno so che c'è qualcosa che riconosco. Che riconosciamo. Un albero come questo, con un braccio esile e forti radici, che fa l'occhiolino ai sogni del mio bambino .
E riconosco anche questo, il visto d'ingresso della Primavera.
Trenta minuti scarsi di cammino e finalmente tra i rami, fuori dall'ombra dei boschi, accanto al sole, compare il borgo di Calcata incastonato nel tufo.
La memoria corre indietro nel tempo...
A quella domenica di qualche anno fa, in cui visitavo per la prima volta Calcata. Mi avevano parlato di un borgo pieno di figli dei fiori ed artisti provenienti da tutto il mondo in cerca di serenità. I funghetti allucinogeni avevano preso a spuntarmi sulla materia grigia come gramigna. A riempirmi il padiglione auricolare di: "Mettete dei fiori nei vostri cannoni!". A proiettare la caricatura di personaggi eclettici sulla corteccia cerebrale.
Piedi scalzi sui ciottoli di pietra. Gonne lunghe dagli orli sporchi. Barbe come matasse di pecora. Rughe scavate dal sole. Denti gialli di fumo. Cannabis in vasi di terracotta. Nasi bucati. Bambini in mutande in mezzo ai cani. Collane di fiori al collo. Capelli lunghi di donna. Capelli bianchi lunghi di donna. Capelli lunghi inghirlandati di donna.
Non c'era niente di tutto questo. Calcata era vuota, buia, fredda e silenziosa.
Ero scappata in fretta ed abbandonato il prematuro progetto di trasferirmi a vivere lì: niente più ghirlande di fiori, niente più piedi scalzi sui ciottoli roventi e niente più capelli lunghi bianchi inghirlandati di donna.
Era caduto il silenzio nella scotola oscura. Il cervello si era ridimensionat in fretta fino a tornare ad essere il solito nervetto infiammato, mentre la macchina del tempo mi risputava nel duemilaqualcosa. Era stata solo una pura, semplice, indotta allucinazione. Lo diceva la maestra Enrica che avevo troppa fantasia...
Ma era solo l'inizio.
Ci ho messo un pò per scoprire i meravigliosi tesori nascosti in questo borgo.
| Stavano girando un film e papà S. aspettava che finisse il ciak per uscire dal vicolo. |
A capire chi fossero questi famosi artisti di Calcata.
| La maniglia della porta di un laboratorio |
La verità è che ero stata cieca. Non mi ero soffermata abbastanza ad osservare intorno a me da notare che, anche se assenti, i figli del 68 erano lì...nell'aria.
A sparare fiori con i loro cannoni...
Che meraviglia! Vedere questi posti attraverso le tue suggestioni è ancora più incantevole... forse!
RispondiEliminaNella valle di Treja, credo di esser stata anch'io, ma, se così fosse, non ne conservo il benchè minimo ricordo: mio padre era uno a cui piaceva scovare questi posti, e se la memoria non mi inganna una volta ci portò lì pure. Calcata no: ma lo metto nella mia wish list, sempre più lunga, di luoghi da visitare. SEi fonte di una quantità interminabile di spunti! E come racconti bene! Incredibile vedere come i luoghi resistano al tempo...assai meglio dei fricchettoni comunque! ;)