Menu Orizzontale Debbie e le piccole cose: novembre 2010

lunedì 29 novembre 2010

Mi chiamano 'signora'.

E' notte e c'è una strana quiete in casa. Dalla finestra della cucina vedo brillare le luci natalizie nella via. Un nuovo addobbo fai-da-te, che poi di natalizio ha ben poco, è appeso sulla porta del Picci. Semplice e country, come piace a me. Pieno d'amore e attimi passati insieme.


Adoro questi momenti. La casa è silenziosa, si sente solo il ticchettio di un orologio in cucina. Bevo caffè e penso. A cose vecchie, nuove, tutto e niente. Non sono i pensieri che faccio ad essere particolarmente interessanti, è solo il momento. Un momento in cui io sono la vecchio Debbie. Quella insonne, impegnata al pc fino a notte fonde, egocentrica, solitaria. Dove è finita quella ragazza?


Ora mi chiamano 'signora'. I ragazzini mi aiutano a portare la carrozzina per le scale, mi aprono e chiudono le porte. Io ed il passeggino siamo una sola entità: non ho più volto, sono informe, incolore, asessuata. Sono una mamma. E pensare che c'è stato un tempo in cui mi davano fastidio gli sguardi per la strada, un tempo in cui accumulavo biglietti da visitia nel taschino della divisa. Un tempo in cui il rumore dei tacchi rimbombava sui pavimenti degli aeroporti di tutto il mondo. Un tempo in cui mi svegliavo al mattino ed il primo pensiero era: fino a che ora è la colazione? Il secondo: siamo a meno sette o otto ore? Il terzo: che costume mi metto?

foto tratta da un vecchio album, Maldive.

Se mi manca quel mondo? No.
Non ho più bisogno di certe conferme, di vivere nel paese dei Balocchi come Pinocchio per scoprirmi asino. Ho bisogno solo di lui.


Di loro.


Però è strano, lo ammetto...
E se oggi do un significato diverso agli eventi, alle festività, agli incontri, alla vita, è per il mio Piccino.
Quanta importanza avranno questi momenti per il suo futuro?


Quanto conteranno i baci della mamma e del papà?
Quanto conteranno i baci tra la mamma ed il papà?
Quante volte riguarderà le foto della sua infanzia per perdersi in certi odori, colori, attimi?














 

domenica 28 novembre 2010

A different day

Una domenica banale. Di pioggia che batte forte sui vetri. Di gente che guarda fuori dalle finestre delle case. Di pastarelle dopo pranzo. Di pigiamoni fino a sera. E laggiù, oltre il parco, oltre i palazzoni allineati in fondo alla strada, laggiù c'è il  mare. Un mare rabbioso, gonfio. Sotto alla pioggia che cade a secchiate, quasi a volergli strappare le onde. Un mare lacerato e nero. Un mare solo.
Noi siamo al calduccio, tutti e tre a casa, con le nostre luci accese ed i nostri progetti per Natale. Con la macchina da cucire che corre ed il Picci che fa l'applauso. Brava mamma, vuole dire, sei riuscita a metterla in moto! Una domenica banale, come tante. Come tanti. Con papà Sbubburubeo che ha deciso di deliziare i nostri palati ed inforna, sforna, inciampa, raccoglie, ricopre di zucchero a velo e serve speranzoso alla sua piccola cavia.






Ecco che un ditino garbato si insinua nel ciambellone, lo sbriciola un pò, si dirige verso la bocca ed indugia prima di sentenziare. Papà Sbubburubeo riceve un applauso: è andata!  Giochiamo tanto, un pò per terra, un pò in cucina, un pò a nascondino gattonando, un pò ovunque. Balliamo in circolo come stregoni; facciamo il gioco dei baci, tutti e tre guancia a guancia con le bocche che baciano a destra e sinistra; svuotiamo e riempiamo una credenza di barattoli; mangiamo i mandarini; prepariamo l'alberello alternativo per il Picci; facciamo vola-vola-vola nella coperta; ceniamo in cucina con i vetri appannati. Una domenica banale. Come tante. Come tanti. Non per noi.

Per noi questo è un "different day".

sabato 27 novembre 2010

Adesso.

Ci sono stati momenti in cui ho pensato di raccontarlo.
Descrivere tutto, da cima a fondo. Ogni palpito, ogni struggimento.


Cosa avrei ottenuto in cambio? La gente mi avrebbe guardato con pena? Come una 'poverina che cosa ha passato'? E mio figlio come sarebbe stato visto? Come un malato cronico?
E' stato allora che ho deciso. Non avrei raccontato a nessuno certi dettagli e nessuno avrebbe chiesto niente. Ed io? Io come sarei stata con questo cappio in gola? Bene. Non è vero. Nessuno può stare bene con certe immagini nella testa. Si può stare bene solo in un modo: cercando di gestirle.
Quello che voglio è dire al mondo che mio figlio sta bene, che non ha nessuna malattia cronica, che è inutile che continuano a chiedermi come sta adesso.  Che non devono vederlo come un bambino che è stato male, ma come un bambino che sta bene. Ed anche io sto bene perché sono una mamma forte.

Anche se ci sono  momenti in cui il cuore mi diventa una nocciolina.
Anche se non l'ho accettato.
Anche se qualcuno, lassù, mi deve delle spiegazioni che non basteranno.
Anche se appena sento nominare quell'ospedale mi viene da piangere.
Anche se mio figlio  ha quella cicatrice sul fianco che cresce con lui.
Anche se  vorrei incazzarmi e mettermi a piangere e sbattere la testa al muro ed urlare: Dio, ma che ti aveva fatto un bambino di due mesi?

La verità è che non avrò mai risposta.

Cosa posso farmene allora di questo rancore? Di questi momenti di buio?
Solo una malattia che non voglio, grazie.
Io voglio godermi la mia vita.
Voglio amare il mio bambino alla follia ogni attimo che mi è concesso.
Voglio vivere adesso.

giovedì 25 novembre 2010

Ma lui com'è? Il Picci ad un anno


E' diventato pesante, cordinato, più bello. Ha un caschetto biondino tipo Nino D'Angelo, ma questa è la parte meno affascinante.
Bello è il suo sorriso accattivante e quegli occhi scrutatori che ti spogliano l'anima.
Bello è che dice mamma, nonna, pappa, papà, ca(acqua), ca-ca(cacca), etto(questo).
Bello è che fa 'ciao' in due modi diversi: come il papa (mezzo giro a destra e mezzo a sinistra) ed aprendo e chiudendo la manina.
Ha imparato a fare la linguaccia, a tirare i baci, a ballare. Sa nebulizzare un piatto di pastina in un solo spruzzo e mandare messaggi al cellulare che dicono: dbefbcwòbcx. Sempre a zio Adriano, poverino, che è il primo in rubrica. Se non sono messaggi, sono telefonate: in Australia o al centralino dell'Alitalia.
Gattona mentre dorme, si fa  l'applauso nel sonno. Da quando ha compiuto un anno, vuole che gli canti "tanti auguri a te" tutti i giorni perché gli piace far finta che si vergogna. Una sera l'ho sentito russare e chiamare "nonna" allo stesso tempo. La prima parola che dice al mattino è "pap-pa", dopo di che spernacchia al buio, in piedi nel letto, oppure si aggrappa alle apette e salta. Questa mattina aveva deciso che doveva infilarmi un calzino di lana in bocca mentre dormivo e non c'era verso di placarlo.
Fa pipì e popò nel water, gli piace guardarsi mentre la fontanella schizza verso l'alto e poi torna giù: è in quei momenti che inizia a sentire il potere dell'essere uomo. Ometto...Si alza sulla tavoletta per scaricare e riguarda in basso.
Vuole che gli si cambi il pannolino solo a pancia in giù ed ha il viziaccio di infilare i piedi con i calzini sotto al rubinetto quando gli lavo le mani. Si accarezza la pancia con il borotalco ed ama farsi i grattini come il padre: gli piace così tanto che, puntualmente, fa pipì sul fasciatoio.Ha imparato a pettinarsi (a modo suo...) e lo fa anche con lo spazzolino da denti.
Non ci pensa per niente a camminare, gattona allegramente e se lo tiri sù arriccia le gambe sotto al sedere come quei vermi che quando li tocchi si arrotolano. E non ha denti, nemmeno un cecio.
Pensa che i fiori si mangino come la frutta.
E' dolce, furbo.Tira i baci se lo rimproveri. Ride dopo aver spruzzato la minestrina perché tanto lo sa che quando mi giro e faccio finta di lavare i piatti sto ridendo pure io.
E' il re del telecomando, anche se poi di guardare la tv non gliene frega proprio niente: lui vuole avere solo il potere, come ogni uomo che si rispetti.
Al supermercato si mette ad urlare "pappa" come un indemoniato appena vede la piramide dei mandarini, fa girare la gente ma questo non lo disturba affatto, anzi.
Ama un solo bambino al mondo: il cuginetto che, poverino, a forza di sentirselo incollato lo ha soprannominato "cozza".


Dorme con braccia e gambe allargate come un rospo, se possibile a pancia in giù, con quella balla di fieno in bella mostra sulla nuca.


Soffre il solletico ai piedi, il che rende pressocché impossibile misurargli le scarpe al negozio: inizia a ridere e le commesse dietro a lui.


Ha paura del frullatore e dell'aspirapolvere. Gli piacciono i cani. Ama guardarsi allo specchio. Ogni tanto si tira i capelli per capire se sono i suoi oppure no. E' buffo. Tanto...
Batte i piedi, capisce: "clap your hands", oppure "open your mouth ", ma  esegue solo se lo vuole lui. Quando mangia si strofina una mano sull'orecchio: vuol dire che è buono, che gli piace. Fa lo stesso gesto per dire che una canzone è bella, o che una persona gli sta simpatica. E' appassionato di pance: ci batte le mani e le spernacchia con la bocca. Se vuole dire che qualcosa è morbido o tenero, se la porta sulla guancia e piega leggermente la testa.
Tra sua madre ed un pezzo di pane, lui sceglie senza dubbio il secondo. Però prima vengono i mandarini! Per quelli venderebbe sua madre e pure suo padre in stock. E forse, ma non ne sono sicura, anche sua nonna.

Sua nonna? Ma che! Che dico?  No...per lei darebbe via il ciuccio!

Aspettando il Natale

Un lavoretto veloce veloce da fare aspettando il Natale per chi, come me, di tempo non ne ha  troppo: feltro e pannolenci, qualche bottone, un filo di corda ed un campanello rimediato. Io ho aggiunto una targhetta con il nome del Picci,  ma solo perché ce l'avevo pronta. Si può benissimo mettere un nastrino qualsiasi.



 Chi non sa cucire può ritagliare le forme, incollarle con la colla a caldo e disegnare il resto con i colori per la stoffa. Al Picci è piaciuto tanto!

Il dolce forno di Cri: marshmallows fondant cakes

Lei è brillante, si sa.
Longilinea.
Meticolosa.
Autoironica.
Poliedrica.
Generosa.
Furba.
Coraggiosa.
Golosa.

Verrebbe da odiarla se non fosse per un dettaglio: fa morire dal ridere!

E per il compleanno del Picci, la mia amica Cri ha fatto questo:



Le sue torte sono gettonatissime, quotate, supplicate da chiunque con la bava alla bocca. Se gliene chiedete una...lei farà la vaga. Non vi dirà di no. Ma nemmeno di si.


Perché l'arte ha i suoi tempi.
I suoi voleri.
I suoi valori.

E questa volta l'artista ha scelto noi!

Qui troverete le sue torte: http://it-it.facebook.com/pages/Il-dolce-forno-di-Cri-marshmallows-fondant-cakes/104420359606276 :guardatele tutte!

Io (la mora) e Cri (la bionda)

 Grazie amica mia!

martedì 23 novembre 2010

Gufetti mania

Per il compleanno del Picci, come già detto nel post precedente, ho scelto il gufetto come tema portante della festa. Non potevano mancare regalini a forma di gufo per i piccoli invitati. Qulache foto:



Qualcuno aveva dei lecca lecca legati sul retro, per i più piccoli invece c'era un omogenizzato alla frutta. Li abbiamo realizzati io e mia madre, è stato divertente sbizzarrirsi con gli occhi, soprattutto davanti ad una segretissima scatola di bottoni vintage che mia madre ha tirato fuori all'ultimo minuto. Alcuni bottoni erano dei miei vestiti di bambini, altri suoi o di mio fratello, mio padre, insomma tutti anni 70/80. Bellissimi. Io adoro i bottoni, anzi lancio un appello a chiunque ne abbia da regalare, anche uno solo di ogni tipo!

lunedì 22 novembre 2010

Allestimento primo compleanno


Indovinate chi ha compiuto un anno?



In molti mi hanno chiesto perché proprio il gufo. Non lo so. Mi piaceva, come mi piacciono tutti gli animali notturni. Niente a che vedere con leggende o simbolismi esoterici. Il Picci è nato di notte, può bastare come spiegazione? Io amo la notte, può bastare questo? O forse dovrei dire perché è un animale saggio?

Abbiamo festeggiato il suo primo anno di vita con tutte le persone che ne hanno fatto parte, più o meno intensamente. Abbiamo allestito, cucinato, montato video, cucito, impastato per tutta la settimana. Parlo al plurale perché non ho fatto tutto da sola. Ho degli angeli creativi intorno che mi sostengono passo passo, devo ammetterlo. Così, mentre mia madre cucinava, cuciva, guardava il Picci,  mia cognata modellava fimo, montava video, foto e, come da un cilindro magico, tirava fuori effetti speciali strappalacrimoni,  la mia amica Cri mi aiutava nel fare la torta, mettendoci quel tocco che è suo e solo suo, inimitabile, impareggiabile, io mi dividevo un tra tutte loro seminando un pò di danni ed un pò d'aiuto.



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Nel rinfresco ho infilato dolci schifezze che mi ricordavano tanto la mia infanzia...




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 Questo è il tavolino per i bimbi piccoli, con omogenizzati alla frutta e pic-nic party, che ho sistemato accanto all'area giochi ( tappetoni, palline colorate, giochi vari).


 Il resto ve lo racconto con calma, il capo chiama:)




mercoledì 10 novembre 2010

Che ribolle in pentola?

Il temporale. Fuori e dentro. Fa niente, passerà. Tutto passa. Pure i rodimenti di culo.
Ed io, intanto, progetto. Ritaglio, cucio, attacco e stacco. Cerco in rete. Immagino. Faccio le prove. Mi agito un pò. Gioco con il Picci. Penso a delle foto da fare. Guardo le nuove righette della collezione Inverno 2010. Inforno carrot cakes. Osservo la pioggia sui vetri. Penso alle cose sceme che, sissignore, voglio fare.

Cosa sto combinando? Niente di che...

Sto frequentando un corso di fotografia per fare il grande salto. Sono felice.
Sto cucendo un regalino ( meraviglioso  per l'ideologia) per il mio Picci. Sono felice.
Gli sto organizzando il primo compleanno. Sono felice.
Sto per montare una sorpresina per una persona lontana che, sono sicura, apprezzerà: sono felice.
Sto andando a lavare il vestitino per il compleanno del Picci: da bambolotto, come piace a me. Sono felice.
Sta uscendo il sole, forse...domani...vabbé: sono felice.
Sto per vedere un caro amico del Bangladesh che è ad Ostia. Sono felice.( Hi Mamun!)
Mi sto scolando una macchinetta di caffè: sono felice.
Sto realizzando xxxxxx per la festa del Picci: sono felicissima.


Mi sto godendo le piccole cose che la vita mi offre e...indovina un pò? Sono felice.Perché non dovrei?!

                                              

martedì 9 novembre 2010

"QuattRRRO"

Questo post è tutto per te.
Per te, che hai "quattrrro anni" e finalmente dici "rrrosso".
Per te, che quando spingi la linguetta sul palato fai vibrare tutta la faccia con concetrazione.
Per te, che se proprio non ci riesci lo ammetti apertamente: "no, questo zia non lo so pvopvio dive".
Per te, che fai i recinti e poi ti lamenti perchè " questi animali mi vengono tutti dietvo"

"Ma quali animali?"
"Questi zia, non vedi la givaffa e lo squalo che mi seguono?"
Ah, già...la giVaffa e lo squalo...

 Per te, che  ti svegli e, con occhi assonnati,  dici: "Zia, mettiti le ciabattine sennò ti vieni il raffvedove"
"Raf-fred-dore!" ti correggo.
"Raf-frrred-doVe" dici.
Vabbè...penso, due su tre, mica male!

Sarà che a me fa impazzire quella "V", che ogni lanto è "L", e ogni tanto è "...", tipo -zia Debo...a-
Sarà che, porca paletta, siamo tutti bravi a correggerti e poi sbagliare l'italiano.


Hai "quattrrro anni", Vandalino.
Quattro con la R. Non più "Tve".Quasi quasi ci si dimentica un pò che non arrivi ancora allo specchio del bagno, che sul water hai i piedi penzoloni, che dormi con Topolino, che ti seguono giVaffe e squali...

In questo post tutto per te, lascio scritto un messaggio d'amore.
Un messaggio invisibile, come i tuoi squali e  le tue givaffe.
Un messaggio chiuso nel recinto che non si ripete: è tra le Vighe...

Sniff e snaff.

Mancano pochi giorni. Sono emozionata. Di più. Mi trema il cuore. L'anima è epilettica.

Perché lo sto per aprire...

Quel pacchetto.
Quel sacchetto.
Quello con dentro l'odore di pancia.
Di noi due quando eravamo uno...

Ho resistito per 365 giorni. L'ho nascosto nell'armadio. Non ci ho pensato più. Ed ora che è arrivato il momento, ora che sto per aprirlo, quel pacchetto, quel sacchetto, ora mi trema l'anima. Ho paura. Non so, che l'aria si rubi un pò di quell'odore per esempio. O che il Picci ci vomiti sopra, per esempio. Che le lacrime mi cadano a fontana fino a cancellarne ogni traccia. Di quell'odore lì...Il più buono che io abbia mai respirato al mondo. Inspiegabile. Un odore di dentro. Di vita.


Sono quasi passati 365 giorni, my little bird. You're getting one!

Non sono mai riuscita a descrive il momento della tua nascita. Non è possibile circoscrivere l'immensità nelle parole. I silenzi parlano. Ci proverò a scriverlo, un giorno, forse, ma non sarà mai abbastanza.

A dire cosa sia stato, per me, metterti al mondo.

Tra pochi giorni aprirò il sacchetto con il tuo primo cambio non lavato. Quella tutina con la scritta: Nato oggi. Con su tre faccine di bimbi: uno bianco, uno giallo, uno nero.

Lo annuserò a  fondo.
 Sniff e snaff.
Farò qualche sospiro...
Ahhh. Ehmmm.
Una, due, cento, mille lacrimoni.
(lacrimoni).
Una domanda:
Si può morire d'amore?

E poi, di corsa, in fretta in fretta, lo richiuderò. Per paura che l'aria si porti via quel momento.


                                                              Il più bello della mia vita.

domenica 7 novembre 2010

Bello era: 'Facciamo finta che...'

Chiudo gli occhi e torno indietro.
La prima giovinezza.
Indietro.
L'adolescenza.
Ancora più indietro.
L'infanzia.

Eccoci...


Siamo nel portone perché fuori piove. Le solite quattro scope meno una: io, Ilenia e  Marilena.
Francescona non c'è,  abbiamo litigato. Si è seduta di nuovo in braccio a mio padre e lo sa che non voglio. L'avevo avvisata io: non ti parlo più se lo rifai, ma lei  lo ha rifatto. Lei insiste sempre su tutto e poi dice le bugie che fanno volare i treni. Lo ha detto mia madre che le bugie fanno volare i treni, mica io. Ora che ci penso però anche io un giorno ho detto una bugia ma non ho visto il treno che volava dalla finestra. Forse stava sopra al palazzo, ecco, si. Poi però ho smesso di dire le bugie,  Francescona invece no. Lei di bugie ne dice proprio tante. E si mette sempre in braccio a mio padre. "Scendi" le dico, invece lei non lo fa. Mi hanno detto che "poverinaleinonhalamamma" ma non è mica colpa mia. Il papà ce l'ha, sedesse sulle sue di ginocchia, che c'entra la mamma. E poi se lei si mette sempre in braccio a mio padre...va a finire che allora poverina sono io che non ho più un papà e lei ne ha due. Ilenia è la più fortunata di tutte perché lei di papà ne ha tanti. Ieri è sceso uno da un camion grande e le ha detto "ti ho portato una cosa" e poi l'ho vista sulla discesona che correva con i capelli al vento sulla bici rosa di Barbie. La mia bici invece è blu perché era di mio fratello. Mio padre ha detto che è perché lui non va a dormire con le scarpe ma non ho mica capito che c'entra questo con la bici di Ilenia. Lui mi ha detto che vuol dire che di notte dorme tranquillo e non deve tenersi le scarpe nel caso in cui dovesse scappare, allora io mi sono chiesta: ma perché allora Ilenia deve scappare? Lui ha detto che lei no, perché è piccola. Io non ho capito proprio niente, fatto sta che la mia bici è blu e blu è brutta. Rosa invece è bellissimissima. E Ilenia pure è bellissimissima, ha i capelli neri e lisci, invece i miei mia madre li deve stirare con il ferro perché sono grossi e gonfi. E poi Ilenia ha i trucchi della mamma che sono colorotissimi e luccicosi. La nonna non lo sa che un giorno si è truccata ed è uscita con la mamma ed avevano tutte e due lo stesso rossetto. Io l'ho vista, però non ho detto niente perché la madre di Ilenia viene solo ogni tanto a casa, lei vive con la nonna. Non ho nemmeno detto che un giorno mi sono nascosta dietro la tenda del corridoio ed ho spiato dentro casa di Ilenia e quando è uscita dal bagno aveva il ciuccio in bocca come una bambina piccola. Il rossetto e il ciuccio, ah! Ah! Però Ilenia è bella, questo si.

Mi ricordo ogni dettaglio di quei bellissimi anni. Ogni pensiero, parola detta o insinuata. Il colore delle scarpe che avevo in prima elementare, la colla dei cerotti sulle ginocchia, il pettinicchio per i pidocchi che giravano a scuola, le storie sui lupi mannari, jack lo squartatore, la supplente matta che ci aveva portato in classe un pesce  morto da farci spanzare per vedere che dentro c'era un altro pesciolino. Mi ricordo "Passo Svizzero", "Uno-due-tre-stella", "Aiuto sorella gemella". E poi le corse in bicicletta, sui pattini, nascondino, acchiapparella. Bei ricordi...

Bello era girare con i borsoni pieni di scatole delle merendine, vasetti vuoti dello yogurt, mestoli di legno per fare a spadate come "La stella della senna".



 Bello era "facciamo finta che..."
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