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lunedì 17 giugno 2013

Un lento l'ultimo oramai... Ciao a tutti!

E' stata una decisione sofferta, inaspettata. Questo potrebbe essere il post più strappalacrime e patetico che io abbia mai scritto, di cui forse mi pentirò. E' come l'ultimo giorno di una vacanza durata quasi tre anni: faccio i fagotti piangendo, tremando...ma sono pronta.
Pronta a  salutare chi ha viaggiato con me, chi mi ha amato e pure chi mi ha odiato.
Ci vuole coraggio per essere blogger, per dare a chiunque la possibilità di ispirarsi o criticare la tua vita, il tuo modello genitoriale, le tue riflessioni intime.
Ho cominciato, come tutte, per caso.

 Ero incinta e non potevo muovermi: due mesi immobile nel letto, con il pc che mi teneva compagnia. Mi chiedevo se, una volta mamma, avrei avuto la possibilità di continuare a viaggiare con il mio bambino, se la mia vita sarebbe completamente cambiata. E' stato lì che ho scoperto Mammagiramondo, la prima compagna virtuale in un momento di isolamento forzato, di paura, di solitudine. Non smetterò mai di ringraziarla per avermi fatto scoprire il potere di condivisione della rete, per avermi incoraggiato quando mio figlio aveva nove mesi e programmavo un tour della Bretagna. A lei va il mio più grande abbraccio virtuale. Non credo che  sappia quanta compagnia mi abbia fatto negli ultimi mesi della mia gravidanza, quanto affetto io nutra per lei e riconoscenza per avermi trattato come una vecchia amica.

Poi c'è stata Mamma Claudia, la mia prima follower. Avevo scritto appena qualche post, non capivo ancora niente della rete, ma lei mi aveva dato coraggio e fiducia. Perché? Non lo so. Con il tempo abbiamo scoperto che i nostri figli sono gemelli nati da madri diverse...ci siamo sfogate e capite, io ridevo delle marachelle di Topastro e lei di quelle del Picci. Vista dall'esterno, l'indole peperina dei nostri bambini era più tollerabile, addirittura divertente!

Suster, sorella mia. Non so cosa ci accomuni, non l'ho ancora capito, ma è qualcosa di profondo.
"Io non so fare le cose che fai tu", mi dice.
"Ed io non so tutte le parole difficili che sai tu" le rispondo.

Ultima, ma non meno importante: Chiara. Ho scoperto il suo blog un sera di quasi due anni fà e l'ho letto tutto in una notte. Ho avuto modo di affacciarmi nella sua soffitta anche dal vivo, in occasione dell'incontro tra le mamme blogger di Roma, ed ho avuto il bisogno fortissimo di abbracciarla, di raccontarle il mio imbarazzo e l'ansia di incontrarla finalmente dal vivo.
"Non faccio così paura, no?" mi ha detto.
No, non era lei a farmi paura, ma  il timore che dal vivo qualcosa fosse diverso. Quel giorno me ne sono andata come un'adolescente innamorata, l'ho pensata tutto il giorno e tutto il giorno dopo, perchè l'abbraccio reale è stato intenso almeno il doppio di quelli che ci eravamo scambiati virtualmente.

Ho riflettuto tanto sul lasciare o meno questo blog. Mi fa soffrire l'idea di non poter più condividere, di non potermi più esprimere con parole e fotografie. Le parole e la fotografia sono le modalità con cui riesco ad esprimermi meglio ed io sento forte il bisogno di far fluire l'energia che scorre dentro di me. Ho così deciso di fare un passo indietro, ma non voglio sparire completamente da chi mi ha scritto in privato tante volte, chi mi ha aperto il cuore più di quanto abbia fatto io. In rete non è possibile dire tutto, non sai mai chi è dietro allo schermo, in che modo sconosciuti possano usare il tuo dolore, le tue debolezze. Ho protetto le mie zone d'ombra, ma mi sono soffermata a ricordare alle persone che non è tutto oro quello che luccica, che c'è luce e buio in ognuo di noi.

Vi chiedo scusa se, a volte, ho condiviso attimi di felicità, ma non di dolore. Il mio blog è seguito da persone della vita reale che non meritano di bersi le infezioni della mia anima, che non meritano di preoccuparsi per cose che posso gestire da sola. Mi da sofferenza l'idea di appesantire gli altri con le mie angosce, anche se a volte ne ho accennato.

Debbie e le piccole cose è stata ispirazione per molte mamme in cerca di idee e lavoretti da proporre ai propri bimbi, qualcuno mi ha espresso la frustrazione per non giocare abbastanza con i propri figli, per non riuscire a fare quello che faccio io. Nemmeno io so fare quello che fate voi, mamme lavoratrici alle prese con orari terribili, non so cucinare quello che cucinate voi, non so lasciare mio figlio senza  avere la sensazione che il mondo stia crollando, anche quando so che è esattamente il contrario, non so stirare e non so fare altre mille cose. So creare cose semplici, è vero, è la terapia della mia anima, un bisogno che nasce da dentro, qualcosa che mi appartiene nel profondo, che mi fa stare bene. Mio figlio non sarà più felice di altri bambini perché la mamma gli ha fatto il castello o la casa di pannolenci: ci sono tanti modi, tante vie diverse per arrivare allo stesso punto ed ognuno usa gli strumenti che ha a disposizione.

Se avessi avuto la possibilità economica, anche io sarei stata una Mammagiramondo.
Se avessi avuto la capacità di fare una meringa senza renderla cancerogena, anche io avrei cucinato delizione merende al mio bambino come Chiara.
Se avessi avuto il dono dell'autoironia come Suster, sarei affondata e riemersa milioni di volte senza portarmi addosso tutti questi cerotti.
Se avessi avuto un bambino dolce e vivace come Mamma Claudia...no aspè...quello ce l'ho pure io!

Ho condiviso con voi quello che più sentivo mio, quello che sapevo fare meglio, quello che mi piaceva. Alcune mamme hanno preso spunti creativi dal mio blog, come da molti altri, alcune me lo hanno detto, altre no...ma l'ho scoperto dalle statistiche.

In questo non vi abbandono. Ho aperto un nuovo blog, in cui non compare nemmeno un post al momento, ma è quello a cui mi dedicherò nei prossimi mesi per condividere ancora lavoretti, giochi con i bambini e qualche tutorial in più. Ci saranno sempre le mie emozioni e le mie riflessioni, ma non il viso di mio figlio: alla soglia dei quattro anni, inizio ad avere il bisogno di rispettare la sua privacy. E' una necessità insorta nell'ultimo mese e che mi sento di rispettare perché non farlo mi angoscia. Tra qualche anno i suoi amichetti inizieranno a navigare in rete e non mi va che scoprano quanto la mamma fosse fiera della sua prima cacca solida, o che vedano le sue espressioni buffe...per metterlo in ridicolo. E' una mia necessità, un'ansia stupida ma che posso superare solo in questo modo.

Se volete restare in contatto con me, seguitemi sul nuovo blog oppure scrivetemi a: masaimara06@yahoo.it.

Per chi non lo sapesse, vi ricordo anche il blog di Ciccio Sognatore, a cui sto lavorando con la collaborazione di un poeta pazzo che sfascia la maggior parte di quello che costruisco, ma costruisce anche insieme a me.

Non sono brava con gli addii, con i distacchi, con le perdite. Spero di ritrovarvi sul nuovo blog, di non perdermi troppe persone strada facendo, perché mi avete dato tanto senza saperlo...ma non sono capace di esprimerlo. Non mi bastano le parole, ma vi ringrazio con il cuore in mano, con il cuore che palpita, con la riconoscenza verso chi mi ha ascoltato senza nemmeno conoscermi e chi mi ha scritto con il cuore in mano, lasciando traccia nella mia anima.

Copio e incollo due commenti che mi hanno segnato nel profondo.

Nel primo caso mi ha emozionato molto l'immagine del Santuario:

"...è successo che mi sono trovata sulle ali della Luce io stessa, che mi ha portato in questo suo mondo, speciale persona che è Lei, la creatrice del Blog...Mamma speciale, artista e scrittrice...che racconta la Vita,vivendola;educa il suo bambino,educando anche noi con la stessa dolcezza dei sensi,l'intelligenza dell'Animo...Non so se ho espresso anche minimamente il mio pensiero ma la ringrazio,mi inchino e indietreggio verso "l'uscita" dal suo blog, con le spalle verso la porta...cosi come esco da un Santuario...Grazie!"

 La maggior parte dei commenti che ho ricevuto nel tempo sono stati da parte di mamme. Il più intenso, però, è stato quello di una figlia, una ventenne  capace di guardarsi dentro con un'intensità molto simile a quella che sentivo io alla sua età.

"Sono un'aspirante psicologa infantile (ho vent'anni, sono ancora alla triennale) e proprio lunedì, durante una lezione di Psicologia Dinamica, ho avuto modo di pensarti. Si parlava di Winnicott e del suo concetto di "madre sufficientemente buona". Ora non sto a dirti di cosa si tratta perchè, se non ricordo male, hai letto/studiato qualcosa di pedagogia/sociologia e dunque saprai benissimo cosa si intende. All'inizio della spiegazione non riuscivo a capire fino in fondo il concetto ma all'improvviso mi sei venuta in mente tu e il tuo blog e tutto mi è parso più chiaro.
Penso che Leonardo sia un bimbo davvero fortunato perchè non a tutti capita di avere una madre così presente affettivamente, emozionalmente e fisicamente. Il mio post preferito, non a caso, è quello di poco tempo fa "Compassione". Mi hai strappato non poche lacrime... :)
Io ho avuto un'infanzia mediamente felice ma mia madre e i miei genitori in generale non sono mai riusciti a darmi un supporto fisico ed emotivo reale. Ricorderò per sempre quando, avrò avuto dieci anni, mi avvicinai una sera a mia madre allargando le braccia per un abbraccio e lei si scansò rifiutando il mio gesto e reprimendo una mia emozione. Da lì ho iniziato a non osare più fisicamente con le persone fino ai 17 anni quando, grazie alla ragazza che amo, ho ricominciato a vivere e a esternare i miei sentimenti fisicamente. Ora l'abbraccio è per me la cosa più significativa che esiste da riservare alle persone a cui voglio bene. Ti racconto questo non perchè voglio tu abbia compassione di me ma perchè ti voglio dire che sei una madre speciale e che devi continuare così. Non abbandonare mai emotivamente tuo figlio, nemmeno quando sembrerà la persona più chiusa del mondo. Passerà tutto e saprà scoprire quanto lo ami, lo hai amato e lo amerai e ti cercherà e ti amerà ancora e sempre di più. Continua a sostenerlo, continua a non aver paura e a non fargli avere paura delle sue emozioni chè sono le "cose" che ci rendono vivi e capaci. Continua così come fai perchè stai crescendo un uomo che renderà più buono e colorato il mondo. Un Uomo con la U maiuscola. Adoro la sua creatività e ogni volta che posti qualche foto dei suoi capolavori, resto a guardare per minuti. Mi affascina la mente dei bimbi, non per niente sarà quello il mio futuro lavoro(sperosperospero).
Fai i complimenti a papà Sbubbu perchè, anche se la sua figura ogni tanto è solo un'ombra buona sul blog, quando riappare è sempre per raccontare qualche episodio di vita in cui si nota la sua profondità d'animo e il vostro amore infinito come FAMIGLIA.
Grazie per il blog e grazie per condividere queste perle di vita con noi. Siete speciali."

 Le risposi di pancia, come se parlassi a mio figlio ventenne, come se quella ragazza fosse un pò anche figlia mia, come se parlassi un pò anche alla figlia che ero stata.

"Hai confermato che si sopravvive. Anche se il rifiuto di un abbraccio può essere una ferita immensa per il cuore delicato di un bambino, anche se porti questa cicatrice sul cuore, anche se hai sofferto e magari ne soffri ancora... tu sei diventata una persona capace di sentire con il cuore. La tua preziosa testimonianza è la prova che le madri possono sbagliare, ma la forza dei figli è infinita. Grazie per il tuo preziosissimo commento, me lo porterò stretto al cuore ogni volta che mio figio allungherà le braccia verso di me e...come ho fatto oggi con te...mi fermerò per ringraziarlo. Con grande affetto, debbie"
.
 Chissà se leggerà mai queste righe, se si riconoscerà nelle sue parole...

Questo è un monito per tutte le mamme, un invito a non far mancare ai bambini la cosa più importante, l'unica che conta davvero: l'amore. Non c'è lavoretto in grado di gratificare ed aumentare l'autostima in un bambino quanto un abbraccio d'amore. Mi sono permessa di pubblicare questa importante testimonianza per ricordare che, nonostante l'impegno, sbagliamo continuamente...ma i figli hanno dentro la forza della vita.

Devo fermarmi. Allontanarmi in punta di piedi, così come sono entrata. Uscire dal tempio  ringraziando...


Il blog resterà on line ancora qualche giorno per dare il tempo a chi non mi segue su facebook o blogger di salutarci. Se avete intenzione di seguirmi nel nuovo blog, ancora da scrivere, questo è il link.
Se invece sentite che il nostro viaggio insieme è finito qui, sappiate che siete stati la forza che ha animato il blog...che mi avete dato quello che io, spero, ho dato a voi. I vostri commenti mi hanno tenuto compagnia, mi hanno fatto riflettere, mi hanno consolato, mi hanno dato amore!

Per darmi il colpo di grazia, questa lo dedico a voi...



Grazie...


venerdì 14 giugno 2013

"San pigrone".

Ogni tanto festeggiamo "San pigrone". Restiamo a casa, niente scuola, nessun impegno. Casalinghitudine e gioco, qualche corsa in bicicletta, qualche faccenda domestica in più, qualche fotografia.
Alla fine di queste "pigre" giornate, mi accorgo invece di quanto abbiamo fatto insieme, di quanto lui sia più calmo del solito, più riposato e appagato.
Ho il complesso di non far vivere a mio figlio abbastanza la casa, di portarlo forse troppo in giro, seppur sia sempre al parco o al mare. Ho il senso di colpa per non riuscire a dargli ritmi regolari, una vera e propria routine.
Ho imparato però a mandarlo a letto entro le nove e questo grazie al maestro e amico Danilo, presidente dell'associazione Manes, ma fatico a trovare quale sia una giusta routine per lui...perché non ne ho mai avuta una nemmeno io. 
In queste "pigre" giornate cuciniamo insieme, puliamo insieme, facciamo bucati insieme...




Ci prendiamo cura dei pomodori, tagliamo via qualche erbaccia dal giardino, ci dividiamo i compiti .


Il Picci è l'addetto all'insetticida a base d'aglio per le piante, tutte le sere ripete il mantra: "Mi ha detto papà che devo spruzzarlo sulle foglie così non vengono gli animaletti. Pure sulla formica, mamma? Ah, no. E pure sulla farfalla? Ah. E su quella zanzara che è passata? " E poi: " Lo senti, vieni, metti il naso qua. Lo senti come puzza? E' per gli animaletti, così sentono la puzza e scappano...Pure sulle rose, mamma? Vieni, che te lo spruzzo, così non ti pungono le zanzare. Lo so che puzza, è per gli animaletti che si mangiano i pomodori..." Gli dico che non voglio puzzare d'aglio, perché poi non si avvicinano nemmeno le persone. "Allora te lo spruzzo sul braccialetto e poi, quando ci sono le persone, te lo levi. Che problema c'è'"


Per lui non c'è mai problema...

Alla fine di queste giornate, siamo entrambi più tranquilli e appagati.

Alla fine di queste giornate, mi sento fiera di quello che siamo riusciti a fare insieme.

Al di là dei complessi sui suoi ritmi, sono fiera di avere un bambino con tanta voglia di fare, sempre partecipe e curioso, ma anche capace di intrattenersi da solo. 

l'idea dell'area cubi presa da pinterest
 Nel primo periodo della sua vita non riuscivo a staccarmi da lui perché mi suscitava un'enorme angoscia pensare che si sentisse abbandonato. Sapevo però quanto fosse importante la noia perché trovasse nuove risorse dentro di se, perchè imparasse ad aspettare, a capire cosa avesse bisogno o voglia di fare, affinché scoprisse nuovi modi di giocare e iniziasse a percepire se stesso anche al di fuori del rapporto tra noi due.  Lo stesso per me: chi sono io oltre ad essere la sua mamma? (Anche questa è una riflessione nata grazie al maestro Danilo).
 Alla vigilia dei quattro anni, sono fiera di avere un bambino che entra ed esce a suo piacimento dalle attività che gli ruotano intorno. Sono fiera di aver lasciato spesso che si annoiasse, anche quando avevo in mente tante cose da fare con lui. Ho rallentato tutto, fin quasi a sparire dal suo gioco. Facciamo ancora tante cose insieme, tantissime, ma ho imparato a rispettare un ritmo tra fare e non fare, come su un'altalena. Cuciniamo insieme, ma poi dopo non gioco con lui. Lavo i piatti, mentre il Picci costruisce piste per trenini e organizza cantieri in giardino.
Pensavo ieri alle mamme che si colpevolizzano per non fare abbastanza cose con i propri bimbi: come in tutto, il giusto è nel mezzo.

In questo post compaiono tanti "sono fiera di me", ma credetemi se vi dico che nella mia vita non lo sono mai stata prima di ora, nonostante i sensi di colpa per tante cose, nonostante la strada da percorrere sia ancora in salita, nonostante nessuno me lo abbia mai detto prima di stasera.

"Tu sei amore puro", mi ha detto oggi il mio compagno di vita.
 
Non è vero in realtà, non lo sono, sono umana come tutti, con zone di luce e ombra, ma sono fiera che a pensare questo di me sia la persona con cui condivido la vita.

Forse è questo il motivo per cui oggi sono così fiera di me...



mercoledì 12 giugno 2013

Montessori insegna: please, stand back.

Mia madre appartiene alla generazione in cui i bambini vanno aiutati per evitare che subiscano la frustrazione dell'insuccesso. E' stato difficile per lei accettare il mio modello educativo, assistere alle fatiche di un bambino "abbandonato a se stesso". E' stato doloroso restare ferma, con i piedi che già correvano a "salvarlo", mentre il piccolino si cimentava in imprese difficili, lottava contro i suoi limiti, metteva alla prova le sue possibilità. E' stato motivo di ansia vederlo maneggiare bicchieri di vetro, mangiare da solo per centrare la bocca una volta su cinque, avere una maglietta infilata solo a metà.

Ora sono orgogliosa che, seppure non condivida ancora il metodo Montessori, abbia imparato a rispettarlo. A rispettarmi.

Mio padre no, lui è montessoriano dentro quando mia madre non è nei dintorni e non deve preoccuparsi della sua pressione, anche senza aver mai letto  un libro di pedagogia.


E' un piacere immenso e un grande orgoglio vedere mia madre con mio figlio, sapere quanta fatica le costi rispettare il mio modello educativo, fermarsi anche quando correrebbe a salvare il bambino "abbandonato a se stesso".

"Aspetta", le dico "fai un respiro e vediamo come va"

Lei aspetta, in punta di piedi, pronta allo scatto, ma aspetta. Non sempre e, a volte sono io che faccio un passo indietro da lei, più che da mio figlio: il confronto con un approccio diverso è un'opprtunità per tutti noi.

Un giorno mi ha confessato: "... e io che ho sempre pensato di fare bene ad aiutarvi in tutto!"

No, cara mamma, non hai fatto bene, ma lo hai fatto con amore, la componente essenziale nel crescere un bambino. Senza l'amore non c'è pedagogia che regga. L'amore è la base su cui costruire tutto il resto.

 Il Picci sa che, se ha bisogno, può sempre chiedere aiuto e lo avrà.



"Gli adulti quando agiscono lo fanno secondo la legge del minor sforzo: arrivare diretti al fine, ma per i bambini accade proprio il contrario: agiscono secondo la legge del massimo sforzo, compiono le loro azioni con movimenti che per noi sono lenti e spesso inutili.
Così accade che l’adulto interviene sostituendosi al bambino credendo di aiutarlo «diventando - invece - il più possente ostacolo allo svolgimento della sua vita [...] questo aiuto inutile dato al bambino, è la prima radice di tutte le repressioni e perciò dei danni più pericolosi che l’individuo adulto può arrecare al bambino» "
                                                                                             Maria Montessori

Vi consiglio vivamente di leggere il bellissimo post scritto ieri da Timo il bruco !

P.S: in seguito al commento di Cì, aggiungo ulteriori riflessioni:

 Quando noi siamo dai nonni, io faccio spesso un passo indietro. A mia madre fa piacere aiutare mio figlio a vestirsi, o a mangiare, o a cucinare quello che vuole lui, o ricucinare perché il teppista ha cambiato idea. E' il suo modo di coccolarlo...di amarlo e un'oppurtinità per lui per confrontarsi con un modello diverso. Lei si sforza di collaborare con me, e questo le va riconosciuto, perchè ha capito come la penso, ma anche io mi sforzo di lasciare lei libera di essere nonna come meglio crede. Idem per mio padre. Nemmeno io mi affido totalmente a un unico approccio, prendo qua e là quello che va bene per noi, quello in cui credo, quello che mi piace, quello che capisco meglio. Non condivido il "purismo", ci sono tante persone e tanti modi di gestire le cose, non esiste un modello giusto universale, ma solo tanti modi diversi per persone diverse. Facciamo del nostro meglio, è questo che conta. E lungi da me credere che un bimbo con un'etichetta, (uno che ha frequentato la Montessori, o la scuola di Reggio Emilia, o la scuola steinerian) possa essere un domani migliore di un altro. Non ci credo, perché conosco persone eccezionali con genitori apprensivi, che hanno frequentato scuole pessime, ambienti pessimi, ma che hanno addirittua una marcia in più, un forte spirito di sopravvivenza, tanti successi, serenità. E' la forza della vita. Una cosa sola può bloccare totalmente l'adulto di domani, renderlo insicuro, annullarlo, rovinarlo: la carenza d'amore. Di questo ne sono sicura, ma anche qui, come i fili d'erba che crescono nel cemento, la ripresa è possibile.
Errori? Chi non ne fa? E' l'intenzione che conta e la continua messa in discussione. Proprio oggi pensavo che molti dei miei errori, quelli che non mi appaiono chiari oggi, tra qualche anno saranno un manifesto. Chissà se mio figlio capirà che non me ne rendevo conto, proprio come mia madre con il suo amore iperprotettivo.
E un'ultima cosa: i bambini hanno bisogno di confrontarsi con persone diverse, metodi diversi, ambienti diversi. Anche questo li fa crescere, li fortifica. 


Anche questo ci fa crescere. Grazie Cì per avermi fatto riflettere ancora un pò.
 

martedì 11 giugno 2013

Esercizi di vita pratica e ...Africa.


Il Picci annusa il mango, socchiude gli occhi e bisbiglia:

"Quanto mi ricorda l'Africa!".

In Africa, a dir la verità, non c'è mai stato, se non nei miei racconti.

"Mi racconti quando le scimmie ti rubavano il mango? E poi mi racconti quando quella scimmia voleva entrare nella tua stanza?"

Per mio figlio, l'Africa è  l' Isola che non c'è: è un nido nel cuore della mamma dove i ricordi incontrano l'immaginazione, dove realtà e fantasia procedono a braccetto, un rifugio dove troviamo grandi spazi e grandi animali e grandi guerrieri e grandi alberi di baobab e grandi tramonti e grandi, grandissime stelle appese al cielo.

Dell'Africa assaporiamo odori e sapori, immaginiamo storie, visualizziamo savane e non importa se siamo nel salotto di casa: noi siamo lontai, siamo atterrati già da un pò.

Prendo spunto dalle cose che amiamo per esercitare la fantasia, ma anche per stimolare i sensi  negli esercizi di vita pratica: il mango stimola la vista con il suo giallo, l'olfatto, il tatto, il gusto..etc...

Quando si taglia il mango, il nocciolo sguscia da tutte le parti, le manine lo afferrano, lo perdono, lo riprendono...e gli occhi non smettono di ridere.

"Guarda mamma, l'ho catturato. Guarda...guarda...No! Me lo sono riperso...!"

Ci prepariamo alla vita e, intanto, ci prepariamo pure all'Africa.

Tagliare il mango è molto più semplice di quello che possa sembrare: ho mostrato a mio figlio come intagliare le rotaie di un treno (i suoi neuroni si attivano subito alla parola treno) sulla polpa del mango, l'ho girato e poi ne ho dato uno nuovo a lui.





Una piccola pressione al centro della buccia e il mango è pronto da gustare, proprio come in Africa.



Mamma è contenta perché il Picci ha mangiato vitamine, ha esercitato la motricità, ha sognato insieme a lei, ha suscitato ulteriori riflessioni...

L'Africa per mio figlio è una foto appesa al frigorifero: mamma con un bimbo nero e lungo, una maglietta che lo copre fino ai piedi, occhi belli e luminosi. Mamma lo tiene in braccio, anche se ha paura di romperlo, anche se ha il cuore in subbuglio. E mamma ride, ride di felicità in quella foto. E poi, ogni volta che incrocia con lo sguardo quell'immagine, mamma si ferma ad osservare, come se quella foto le aprisse una finestra  in un'altra stanza, in un ricordo, in una promessa. Rimane zitta mentre guarda la foto, ma non piange per  quell'orfanello. Non piange nemmeno per sé e nessuno altro al mondo. Quella foto le da speranza, le da coraggio.

"E se butto l'acqua? Quel bambino che dice?"

 Chiede mio figlio.

"Dice che l'acqua è oro blu, non si spreca, altrimenti finisce. Finisce per lui, ma anche per te."

La colpa non è certo degli ultimi arrivati su come va il mondo e non è giusto suscitare senso di colpa in un bambino che, di fatto, colpe non ha... ma a volte sono dura.

Troppo dura con te, anche se hai solo  tre anni: ti porto davanti alla foto di quel bambino e ti chiedo di guardare e ti dico che quel bambino non ha tutto il cibo che abbiamo noi, che è una mancanza di rispetto nei suo confronti sprecarlo. La domanda è legittima:

"E perché mamma? Perché quel bambino non ha tanto da mangiare? Perché se butto l'acqua, poi lui piange?"

Sono discorsi precoci e più grandi di te e di me. Non te li farei mai se non avessi ancora nel cuore l'immagine di bambini che sniffavano colla in una discarica, se non avessi ancora negli occhi la mano di una bimba indiana che mi faceva l'elemosina e quel fastidio occidentale, quel desiderio vigliacco  di chiudere gli occhi e non sentire.

C'è una donna che fa giocare i bambini con l'arte e l'immaginazione, una che ride con i bambini, che racconta storie fantastiche ai bambini fortunati, che educa i genitori al rispetto per l'infanzia. Un giorno è scoppiata in lacrime davanti a me, sotto la pioggia, in macchina, noi due sole e ferme al centro di una città che correva. Noi due che piangevamo  come due sorelle per un gesto d'amore regalato da un bambino di nessuno, per i bambini che fa male vedere, bimbi sfortunati, malati, abbandonati, ignorati.

Con il tempo, ho imparato a non scappare davanti a quel dolore.

Ho imparato che le cose importanti vanno trattate con delicatezza, ma anche coraggio. Ho imparato che lì fuori il mondo è pieno di gente piena di pregiudizi, di paure, di egoismo. Un giorno anche tu te le prenderai con le minoranze, perché lo faranno altri accanto a te. Me lo aspetto, è possibile.

Già adesso, che hai tre anni, sai che una delle poche cose che mi manda in bestia è la frase: "Io butto le cose da mangiare e poi vado a prenderle in Africa".

Che pugno nello stomaco, bambino mio.

Non sai nemmeno di cosa stai parlando, o forse si. Un giorno ti ho fatto un discorso, molto breve, molto veloce, molto alla tua portata. Chiedevi con insistenza:
"Perché quel bambino ha poco da mangiare? Perché non devo sprecare l'acqua? Perché?"
 Ti ho risposto con il cuore, sperando di non appesantirti, sperando di non dirti troppo, di non esagerare. Ho  paura che tu senta addosso la rabbia che provo verso  il mondo quando sprechi cibo, o fai capricci dovuti all'abbondanza e in cuor mio una voce si ribella: bambini che sniffano colla nelle discariche e bambini che giocano con il cibo, quasi nausetai, quasi dando per scontato quello che hanno.

"Lascialo, se non lo vuoi lascialo" ti dico.

Basta che non giochi con il cibo. Che non manchi di rispetto alla miseria, a chi vorrebbe avere quello che hai, che abbiamo.

Sono sempre stata una mamma abbastanza buona, con i pro e contro che questo comporta nell'educare un figlio, ma ci sono delle cose che non potrei perdonare nemmeno a te. Ora hai tre anni e mezzo, quando spari una cattiveria lo fai per affondarmi, perché hai capito qual'è la parte sensibile, indolenzita. Un giorno sarai più consapevole, non ti permetterai di ripetere certe frasi, anche perché non avrebbero senso dette da un adulto.

Figlietto, ho  paura che qualcosa lì fuori  possa sporcarti. Succederà, me lo aspetto: un giorno sparerai un commento ingiusto, è possibile, poi passerà.

Non mi aspetto che tu diventi un uomo d'affari o un contadino, che tu faccia le cose che avrei voluto fare io o tuo padre, che tu vada a vivere all'estero o rimanga in Italia. E' la tua vita...sarà la tua. Arriverà il momento in cui dovrò fare passi da gambero per lasciarti andare nel mare del mondo e resterò il tuo faro, la casa che ti accoglie, ma non ti sequestra.

Ma ricordati sempre da dove vieni.

Ricordati che questo rispetto per l'umanità lo pretendo e lo pretenderò sempre da te. Che il dolore più grande che potresti dare ai tuoi genitori sarebbe quello di non credere negli uomini, di qualunque razza o colore, stato fisico o mentale. Guarda sempre nell'anima, bambino. Guarda oltre la corazza, infila la testa in una fotografia e ricordati sempre il rispetto con cui tuo padre ringraziava il ragazzo al semaforo, la sua mano avvinghiata a quella dell'ambulante in spiaggia, la delicatezza con cui accoglie la diversità,  occhi e cuore aperti al mondo. Non fermarti alla diversità razziale, di status, di sesso, di età. Non fermarti a quello che gli uomini riusciranno a concretizzare, ma all'uomo che si sforzerà di concretizzarlo. Persone diverse hanno possibilità diverse e spero tu abbia il dono di emozionarti sempre davanti alla forza della vita.

lunedì 10 giugno 2013

In questi giorni...

In questi giorni mi innamoro di papà Sbubburubeo sempre di più, lo annuso come un cane, lo sento nell'anima come nessuno altro al mondo. Stessa dimensione, stessi principi, ma anche due emisferi opposti: lui con i piedi per terra, io gabbianella tra le nuvole; lui con grande senso pratico (l'ho già detto che se non ci fosse stato lui in Olanda, io sarei ancora nella brughiera di Texel?). Lui romantico, io stregaccia. Lui buono, simpatico a tutti, benvoluto; io no. Lui fissato con le verdurine biologiche, il tofu e il seitan, io con la stecca di biscotti a colazione.


In questi giorni scopro mio figlio che salta nella pozzanghere d'acqua in giardino e lo sento ridere così forte, ma "così forte, così forte" (come direbbe lui), che non posso fare altro che lasciarlo sguazzare e sperare che mia madre non stia dietro al cancello di casa ( lo sta scoprendo adesso)


In questi giorni mi chiedo spesso chi sia la madre e chi la figlia, tra me e lui intendo.


In questi giorni il Picci ha imparato ad arrotolarsi i vermi intorno alle dita e correre verso la nonna con un orgoglio tale che solo io che sono sua madre posso capire...


In questi giorni ho ricevuto uno dei miei fiori preferiti dall'uomo della mia vita, che ha tre anni ma ha già capito che sua madre non è la principessa delle rose.


Un carciofo tutto per me: fiore che più definisce la mia attuale femminilità.


In questi giorni abbiamo fatto un sopralluogo all'orto di nonno, con le piantine che abbiamo seminato io e Sbubbu mentre il Picci ci aiutava schiacciandole con il suo trattore.
" Si fa così" dice la belvetta "come quello con il trattore sulla spiaggia".
Genoma  mare e monti questo figlio mio.


In questi giorni ho scoperto che nessuno ti crede se racconti di avere le braccia piene di lividi perché hai sbattuto mentre rincorrevi pecore per la strada, ma ho i testimoni (mio figlio e i miei genitori). Io queste cose le faccio, pure spesso. Pure peggio di queste, a dir la verità.


In questi giorni ho scoperto che non posso mangiare il gelato nel freezer dei miei genitori, perché mio padre lo compra per i nipoti, mica per me.


E non è una novità che questi due se la intendano alla grande, che a lui tutto è concesso e io, dopo aver zappato i miei primi dieci metri di terreno e potato tutte le rose con il metodo di mia madre ("non dare retta a tuo padre con le tre foglie sotto alla rosa, leva tutto, come quando spunti i capelli") sono stata pure criticata per come ho rapata la povera rosa. Ho potato pure la vite che tutte quelle foglie erano antiestetiche..ma quando mio padre si è girato si è portato la mano sulla testa. Vai a fare del bene...


Allora mi metto seduta, che è meglio, va.


Mi leggo Shopenhauer e, prima ancora di recitare le mie  massime preferite (la N.1, la 15 e la 25), mi dico che la felicità, la mia felicità è questa...


Massima N.1:

"...tutti veniamo al mondo pieni di pretese di felicità e di piaceri, e nutriamo la folle speranza di farli valere, fino a quando il destino ci afferra bruscamente e ci  mostra che nulla è nostro , mentre tutto è suo..."

 Sempre nella massima N.1:

"L'uomo saggio non persegue ciò che è piacevole, ma l'assenza di dolore" (cfr. Aristotele).

Questa  frase ha segnato profondamente gli ultimi anni della mia vita.


 Massima N.15: "Colui che mantiene la calma in tutte le avversità della vita mostra semplicemente di sapere quanto immensi e molteplici siano i possibili mali della vita, sicché egli considera il male presente come una parte minima di ciò che potrebbe capitargli. .."


Per concludere, Massima N.25: "Dobbiamo cercare di arrivare a guardare ciò che possediamo  esattamente con gli stessi occhi con cui lo guarderemmo se ci fosse sottratto. ...Guardando tutto ciò che non abbiamo, siamo soliti pensare: "E se fosse mio?", e così facendo avvertiamo la privazione. Viceversa, nel caso di ciò che possediamo, dovremmo pensare spesso:" E se lo perdessi"?"

Nel prossimo post spero di raccontarvi l'incontro con le mamme blogger di Roma...

venerdì 7 giugno 2013

Lo schiaffo educativo.

Queste riflessioni sono nate dopo aver letto questo articolo su facebook.

Pensate a una vecchina pelle e ossa, che quando parla bisbiglia, che si bagna di pipì, che cammina a rallentatore, che si sbrodola quando mangia. La vecchina ogni tanto ha degli scatti di rabbia, è anziana ma ostinata, a volte dice pure delle cattiverie. Ora datele una shiaffone, così la prossima volta se lo ricorderà. Quando ci vuole, ci vuole.

E poi pensate a una donna che risponde male al marito, che ha l'amante, che non ha pulito la casa, che...Schiaffone pure a lei, con sputo di sangue possibilmente. Non si tradiscono i mariti, non si risponde male al capo famiglia. Giusto, pure lei deve imparare.

Ora il cane. Molla le scarpe! Lui scappa allegramente e continua a sgranocchiare. Non le ha ancora rotte, ma poco ci manca. Il cane si accuccia, abbassa le orecchie, ma non molla l'osso. Un bel calcione sulla pancia.

Brividi, eh?


Ed è così che io mi sento quando vedo bambini picchiati. Potremmo parlare all'infinito di metodi educativi, senza venirne a capo: lo so, so tutto. Sono mamma di un bimbo che provoca, che si ostina, che ha scatti d'ira, che non ha paura. Faticoso, faticosissimo. Impegnativo.

Una sculacciata non lo uccide, lo educa. Lo educa? No. Io non credo.

Chi di noi non ha preso qualche schiaffo? Qualche lancio di ciabatta?

Non siamo morti, è vero. E non sono state nemmeno queste le ferite della nostre vita: sapevamo che i nostri genitori ci amavano, che si impegnavano, che per noi avrebbero preso la luna. Probabilmente vi starete ancora chiedendo quale sia la mia posizione a riguardo.

O no?

Probabilmente vi starete chiedendo se io non abbia mai dato una sculacciata educativa a mio figlio.

No. Non una educativa, ma una volta mi è scappata la sculacciata. Siamo tutti umani, per carità. Sbagliamo tutti. Quella mattina era tardi, lui continuava a saltare sul letto, io ero nervosa, io ero incapace di controllarlo.

 Io ero incapace di controllarmi.

Mi ricordo la sua espressione disorientata: "Mamma, perché mi hai fatto male?"

Come svegliata di colpo da uno stato di trance, un fiume in piena mi ha trascinato.

Oh, mio Dio! La persona che più amo al mondo. Io, sono stata io? Io gli ho fatto male perché voleva saltare sul letto? Perché non mi ascoltava? Perché era tardi? 

Lacrime nel cuore.

La mia reazione, a dir di molti esagerata, sbagliata, è stata quella di abbracciarlo e chiedergli scusa. Come avrei fatto con chiunque altro al mondo. Perché siamo umani, siamo di carne. Facciamo errori, perdiamo il controllo...ma siamo sempre in tempo per recuperare.

Forse, a differenza di altri, io ho visto il dolore negli occhi di mio figlio prima ancora che fosse in grado di fare il primo sorriso. Prima ancora che potesse tenere su la testa. Aveva due mesi, sessanta giorni e poco più che era fuori dal caldo dell'utero. Qualcuno mi ha detto che non parlo abbastanza del fiume di dolore che ancora mi attanaglia al pensiero di quei giorni, che mi farebbe bene, che le ferite non guariscono mettendole a tacere. Ogni tanto mi scappa qualcosa, come adesso, e scrivo con i brividi addosso, con il tremore e il dolore  di un'infezione quando viene appena disinfettata. Fa male parlarne, ma potrei andare avanti all'infinito... se solo fossi in grado di sopravvivere alla dilaniazione che mi provoca rivedere quei momenti. Scrivere mi ha sempre fatto bene, ma non nell'immediato. Ho scritto milioni di pagine prima ancora di essere blogger ed ho pianto, Dio quanto ho pianto...fino a consumarmi gli occhi. Fino a cadere in uno stato catatonico, di svuotamento totale. Erano dolori vecchi, forse anche meno grandi di quello che può provare una mamma quando è il proprio bambino a stare male.

Un giorno lo scriverò, forse, si. Ma dovrò avere la certezza di essere abbastanza forte, abbastanza capace di gestire lo tsunami dell'anima, abbastanza lontana dal mio bambino perché lui non senta ancora quel dolore.

Ma non è di questo che voglio parlare oggi. Lo dico sempre, lo so.

Posso ricordare dettagli, vedere immagini di un neonato in terapia intensiva, pieno di tubi, aghi che entrano ogni dieci minuti, il faccino di un angelo stravolto. Ma non sono ancora capace di dirvi quale forma avesse il dolore di mamma davanti a quelle scene, davanti a quei ricordi.

Forse è stato questo il campanello che è suonato nella mia testa quando mi sono detta che io non avrei mai inflitto dolore a mio figlio. Forse è questa l'ipersensibilità, chiamatela pure come volete. Ho odiato le stesse persone che ho amato per avergli fatto male, ma anche salvato la vita.

Quel dolore aveva un senso e non è nulla a confronto di una sculacciata.

I bambini però vengono al mondo pieni di fiducia e felicità. Hanno il diritto di essere educati, ridimensionati, aiutati. Per quel che mi riguarda, date una sculacciata educativa a vostro figlio in mia presenza e il mio cuore si ribellerà. Non vedrò un bambino educato, ma mortificato.

Mio figlio non ha paura di me e nemmeno di suo padre. Sa che la sculacciata non arriva, nemmeno per educarlo. Perché, siamo sinceri, i bambini presi a schiaffi non sono affatto più mansueti di quelli che non vengono picchiati. Potrebbe sembrare che picchiare un bambino sia un modo per tenerlo sotto controllo e, probabilmente, è vero. Mi ricordo quella paura, perché anche io ho preso schiaffi da bambina e no, non sono morta.

Però ora sono mamma e mi metto nella posizione di quella che, rispetto ad un bambino non ancora formato, non ancora in grado di autocontrollo, ha avuto modo di riflettere, di sentire quello che un bimbo picchiato può provare.

Quando sta per scappare uno schiaffo, se siete tra quelli che non lo considerano un metodo educativo, guardate vostro figlio come se non fosse il vostro: il vicino di casa, il figlio di vostro fratello, un alunno, oppure la vecchietta sdentata ma insolente. Sono sicura che la mano si fermerà.

Non posso fare altro per convincere chi non è d'accordo con me che l'amore e la comprensione siano l'arma migliore per educare, in fondo io sono solo una mamma. Però posso dirvi come mi sento io quando vedo un bambino preso a schiaffi, magari in faccia. Anche uno solo.

Vedo una creatura inferiore fisicamente, che per guardare in faccia l'adulto ha bisogno di piegare il collo e, come appassionata di fotografia, immagino pure che una persona, inquadrata dal basso, risulti ancora più grande di quello che è agli occhi di un bambino.



Ricordate quanto vi sembrava grande l'albero di Natale di quando eravate bambini? Da grandi lo avete rivisto a casa dei vostri genitori e lo avete di colpo ridimensionato. Oppure la classe della scuola elementare? Sembrava così grande, invece ora che ci portate i vostri figli..vi sembra una cella.

Agli occhi di un bambino, noi adulti siamo il massimo della saggezza. Siamo degli dei con tutte le risposte ai loro infiniti perché. Siamo noi che gli spieghiamo che non si picchiano gli altri bambini, che non si maltrattano gli animali, che..blablabla.

Io credo che, ogni volta che ci comportiamo in modo non coerente con quello che predichiamo, nel bambino suoni una sirena. Allarme. Incongruenza. Ed ora? Quale delle due versioni è gisuta? Io non devo picchiare i bimbi del parco, però mamma o papà o nonna o ...possono picchiare me.

E' ingiusto, amici miei.

E mi fa soffrire da cani.

giovedì 6 giugno 2013

Il contastorie

"Papà non è vecchio, è nuovo."

"Mamma, non lo vedi che hai il tetto? Guarda, guarda tutti questi capelli, è questo il tuo tetto."

"Mamma ha i capelli lunghi, io invece bassi"

"Che stai facendo?" chiedo al Picci che ha una mano sull'occhio. "Mi manca un pezzo del puzzle! Manca il pezzo dell'occhio!"

"Amore, guarda, ho fatto il ritratto della nostra famiglia!" dico io.
"Si, questo sono io, questo papà e questa Anna"
"Anna?! E io?"
"Tu eri uscita!"
"..."

"Mamma, levati subito il rossetto dai piedi" (smalto)

Il mio amico si chiama come Pavolo Fracasso (Picasso?)

"Guarda, mamma, guarda papà che bel ragazzone!"

"Noi mangiamo la pasta e tu le verdurine. Guarda, lo vedi io come sono magro magro? Guarda tu, che sizzona (cicciona). Sise qua, sise qua, qua, tutto morbido"

"Chi ti ha messo nella pancia di mamma?"
"Papà"
"E come ha fatto?"
"Ha levato il coperchio e..oissa...mi ha infilato dentro"

"Mamma, stai scrivendo un post?"
"Si..ma tu lo sai che vuol dire scrivere un post?"
"Si, che stai facendo una scriveria"



lunedì 3 giugno 2013

Il contastorie in video: Hansel e Gretel.

Spesso registro il Picci quando inventa storie o racconta i suoi libri preferiti. In questo video sfoglia Hansel e Gretel, soffermandosi sulle parti che preferisce. A parte le frasi come "Z'era una casetta di dolzetti...", ormai non ha più grossi problemi di linguaggio. Pubblico questo video per rassicurare le madri di un parlatore tardivo come mio figlio ( ha iniziato a due anni e mezzo circa, un anno fà): c'è speranza!

video

giovedì 30 maggio 2013

Creare e giocare con i sassi.

Raccoglievo sassi in spiaggia con Sbubbu, era il 2009. Dopo pochi mesi sarebbe nato il nostro bambino. Su quella spiaggia siamo tornati tante volte e non ho mai smesso di ricordare gli ultimi sassi raccolti prima di diventare mamma. Erano tesori solo per me, la maggior parte della gente raccoglieva conchiglie, qualcuno mi guardava con il bustone di plastica appesantito dai sassi e non capiva. Sbubbu continuava a chiedersi cosa ne avrei fatto, ma non lo sapevo nemmeno io. Mi piaceva sceglierli, toccarli e rinchiuderli tra i miei tesori. Dopo qualche mese li tagliai con la martellina da mosaicista e scoprii che dentro custodivano colori molto più intensi di quelli che erano fuori: realizzai così il primo mosaico di sassi di mare.


Per tutta la vita ho giocato con i sassi. Da bambina li disegnavo con i pennarelli nei lunghi pomeriggi in campagna, quando c'erano solo sassi, api e cicale, cicale, api e sassi. Probabilmente è stata quell'assenza, quel silenzio, a porre le fondamenta della mia creatività. Quelle fughe nell'immaginazione.


Ho continuato a creare finestre in mondi fantastici per me e per mio figlio.


Con i sassi abbiamo creato paesaggi, costruito strade, caricato camion...


Popolato gli abissi di pesci...


 ...e polipetti


 La collaborazione del Picci è sempre relativa alla sua età: raccogliere, scegliere il sasso per fare un pesce o un gatto, proporre materiali da usare per i dettagli, dipingere...sono cose che può fare.
Altre cose  non sono ancora nelle sue possibilità di treenne, come usare la colla a caldo, per esempio.



Ad Halloween ho dipinto dei sassi da utilizzare come segna posto e da aggiungere al sacchetto delle caramelle per i bambini che sono venuti a bussare (tre in tutto...più sassi che bambini)


Li ho usati per creare il viso dei pompieri per la corona del terzo compleanno del Picci, come gemme incastonate nel gioiello di un re.



Tra i giochi di mio figlio non manca mai una cestina piena di sassi.
Ne abbiamo una in cameretta e una in salotto.
Ora spero che sia chiaro anche il perché.

giovedì 16 maggio 2013

Scienza, arte e poesia.

Abbiamo trovato alcune api morte in casa e da lì siamo risaliti ad un nido proprio nel nostro bagno. E' bastato accendere un incenso molto forte per mandarle via, ma non ci siamo fatti sfuggire l'occasione per un'attenta osservazione  "scientifica".


Il Picci non aveva mai visto le api da vicino, si è soffermato ad osservarne le zampe, le antenne, la pelliccia, le righe gialle e nere. Durante l'osservazione, per fissare meglio alcuni punti, l'ha anche disegnata


Ed è la prima volta che disegna un animale...sempre così preso da persone e trenini.


Con la Primavera, nonostante il clima ancora incerto, abbiamo avuto delizie da esplorare. Davanti ai boccioli di papavero, non ho potuto fare a meno di ricordare la mia infanzia e proporre a mio figlio di scartare quel regalo. In quel momento ero là, con Marilena e Ilenia sullo stradone, con le ginocchia  sbucciate e rosse come i papaveri, sulle braccia i timbrini neri dei pistilli e quel profumo amaro nelle narici.

papavero



Sono aumentate le attività all'aperto, dai dipinti su cielo (specchio) alla Pollock, alle prime esperienza con il pennello.


Il Picci ha iniziato a sperimentare l'acquarello steineriano utilizzando i colori in tubetto e foglio di carta ruvido bagnato: per la prima volta abbiamo assistito alla vera magia del colore, al loro intreccio, alla danza, alla fuga, all'abbraccio. Per chi volesse saperne di più, cliccate qui, si può scaricare un libro gratuitamente sugli esercizi di colore con l'acquarello steineriano. Ringrazio anche il maestro e artista Mirko Lucchini che, con le sue opere, apre spiragli su mondi interiori,  viaggi nell'anima, visioni che corrono, carezze del cuore. Proprio le sue opere mi hanno fatto venire voglia di sperimentare l'acquarello bagnato con mio figlio, ma...anche da sola. Grazie anche per i consigli pratici su come avvicinare il Picci all'uso dell'acquarello!


In questi giorni abbiamo  travasato allegramente: il Picci ha bisogno di bellezza perché la sua attenzione venga rapita, non travasarebbe mai solo fagioli o pastina, è un poeta pazzo, cercatore di comete, cuore ribelle.


Concentrazione creativa.


Il tavolino delle stagioni, inizialmente trascurato,  è diventato il centro delle sue attenzioni: non gli sfugge mai la presenza di un nuovo tesoro della Natura e non perde occasione per raccoglierne  ogni volta che siamo in spiaggia o in mezzo al verde. Posso dire finalmente che sia un attento osservatore della natura...e ne sono fiera.


La natura è bellezza, perfezione, poesia...sono felice che mio figlio inizi a notarlo, perché i bambini, non solo il mio, vivono di bellezza e poesia.

vetrofania di Primavera

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